YERMA (1934) è una delle tre opere teatrali che fanno parte della "trilogia lorchiana", assieme a La Casa di Bernarda Alba (1936) e Bodas de Sangre (1933) di Federico García Lorca. Fu pubblicato a Santiago del Cile nel 1937. Il dramma si svolge in un'imprecisata località rurale della Spagna.
TRAMA:
1º ATTO:
Yerma e Juan sono sposati da due anni, ma non hanno ancora avuto figli. I due sembrano molto affiatati: mentre lui si prepara ad andare a lavorare nei campi, lei gli usa molte premure e insiste perché beva del latte prima di uscire; tuttavia appare presto chiaro che nella coppia c'è una notevole tensione, poiché Yerma, consumata dal desiderio di avere figli, vuole che Juan si fortifichi esclusivamente perché le possa dare un bambino. Juan è insofferente alle attenzioni della moglie e appare da subito restio all'idea di diventare padre, desiderando esclusivamente il suo lavoro (nel corso della storia sarà spesso suggerito che sia lui, e non sua moglie, a essere sterile). Rimasta sola in casa, Yerma si mette a cucire una copertina neonatale per Marìa, una sua amica sposata da soli cinque mesi e già incinta, cantando e parlando con il bambino che sogna di avere. Riceve la visita di Marìa, alla quale confida il suo timore di essere sterile, cosa che "trasformerebbe il suo sangue in veleno". Successivamente arriva anche Vìctor, un caro amico della coppia, che vedendo la copertina che Yerma sta cucendo pensa che sia lei ad aspettare un bambino. Le consiglia, scherzosamente, di continuare a provare e riprovare finché non ne avrà uno anche lei.
Più tardi Yerma va a portare il pranzo a Juan, nei campi. Sulla strada del ritorno fa diversi incontri: prima tra tutte una vecchia donna che ha avuto ben quattordici figli, alla quale chiede il segreto grazie al quale ci è riuscita. La donna ritiene che l'unico segreto sia la passione, e Yerma ammette di non provare sentimenti forti per suo marito; al contrario lei si sente attratta da Vìctor, del quale in passato era stata innamorata.
Continuando il suo cammino, la donna rimane scandalizzata dall'atteggiamento di due ragazze: una è uscita lasciando il suo figlioletto solo in casa senza nessuno che gli badi, l'altra, sposata e senza figli, è felice di non averne.
Infine Yerma ritrova Vìctor, e tra i due si svolge una scena di passione repressa e desideri inespressi, interrotta dall'arrivo di Juan. L'uomo si infuria perché lei non è tornata subito a casa e si è fermata a chiacchierare, preoccupandosi di cosa potrebbe dire la gente di un simile atteggiamento; le annuncia poi di voler lavorare ai campi per tutta la notte, lasciandola dormire sola e disperata.
2º ATTO:
Sono passati tre anni. Cinque lavandaie si radunano sulla riva di un fiume per lavare i panni e chiacchierano di una donna sposata da molto tempo che ancora non ha avuto bambini, il cui marito l'ha chiusa in casa e ha chiamato le sue due sorelle a vivere con loro perché le badino. La donna in questione è Yerma, e le lavandaie credono che il motivo di tutto questo sia la sua infedeltà, riferendosi massimamente alla sua storia con Vìctor.
La scena si sposta nuovamente su Yerma. Il suo matrimonio con Juan si è incupito: suo marito l'ha rinchiusa in casa sotto l'occhio delle due sorelle, ma lei rifiuta di rimanerci e scappa spesso, causando esplosioni di rabbia da parte dell'uomo. Juan crede che Yerma voglia tradirlo e teme il giudizio della gente; in realtà Yerma gli è fedelissima, e sopporterebbe perfino la clausura se solo potesse soddisfare il suo desiderio di avere un bambino, che l'uomo le nega ancora categoricamente. Il dolore che ella prova per questa mancanza diventa manifesto con la visita di Marìa, che esita a vedere Yerma poiché la sola vista del suo bambino la fa piangere disperatamente. Yerma riceve intanto la visita inaspettata della ragazza senza figli che aveva incontrato nel primo atto, la quale le comunica che sua madre Dolores vuole vederla: questa donna, pare, conosce delle erbe e dei riti in grado di rendere fertile una donna sterile, e sembra che Yerma abbia fatto spesso richiesta di parlarle.
Più tardi arriva anche Vìctor per dire addio a Yerma: l'uomo sta per lasciare il paese. Yerma è addolorata per la sua partenza, ma alla sua richiesta del motivo per il quale lui se ne sta andando lui non sa rispondere. Anche stavolta la loro passione repressa è interrotta dall'arrivo di Juan. Si scopre che l'uomo ha comprato il gregge di Vìctor, ed è fortemente sottointeso che abbia fatto violente pressioni sull'amico per farlo andar via e allontanarlo da Yerma. Frustrata e infuriata, Yerma scappa di casa per andare a vedere Dolores.
3º ATTO:
Yerma, Dolores e la donna vecchia del primo atto hanno perpetrato un rito di fertilità pregando per una notte intera nel cimitero. Mentre le tre attendono l'alba in casa di Dolores arriva Juan, furioso non solo perché Yerma ha disobbedito ai suoi ordini, ma soprattutto per il rituale che ella ha appena compiuto. L'uomo ribadisce per l'ennesima volta di non volere figli, anche perché Yerma ha molti fratelli e sorelle e dunque non è necessario che porti avanti la stirpe. Yerma, a queste parole, maledice se stessa e la sua famiglia.
La scena si sposta quindi presso un santuario tra le montagne, dove molte donne sterili, tra cui Yerma, hanno compiuto un pellegrinaggio. Sul sagrato si sono inoltre radunati molti uomini che sperano di trovare moglie tra le ragazze nubili o addirittura di sedurne una già sposata ma senza figli.
La donna vecchia avvicina Yerma rivelandole di aver conosciuto non solo Juan, ma anche suo padre e suo nonno, e tutti loro erano stati incapaci di procreare finché non ne avevano avuto l'obbligo; Juan, non essendo costretto a fare un figlio, non ne vorrà mai uno. La donna propone quindi a Yerma di lasciarlo e di venire a vivere in casa sua con suo figlio, che lei ritiene un vero uomo e che sarebbe in grado di darle tutti i figli che vuole.
Yerma, nonostante il suo disperato bisogno di maternità, rifiuta la lusinga a causa del suo massiccio senso dell'onore. Juan, nel frattempo, ha spiato l'intera conversazione e pur ammirando la fedeltà di sua moglie le impone di lasciar perdere l'idea di diventare madre. Lui infatti crede esclusivamente in ciò che può vedere e toccare, e crede che Yerma sarebbe felice se si accontentasse come lui di ciò che ha invece di soffrire sulla mancanza di un bambino che non c'è.
Yerma comprende a questo punto che Juan non ha mai voluto né mai vorrà un bambino, così lo strangola, uccidendo così anche tutte le sue speranze di diventare madre. Mentre tutte le persone accorrono attorno a lei e al corpo di suo marito, la donna grida le sue ultime parole:
« Non avvicinatevi, perché ho ucciso mio figlio. Io... l'ho ucciso io! »
PERSONAGGI:
YERMA: la protagonista del dramma, il cui nome significa "terra arida", ma anche "sterilità". All'inizio della tragedia Yerma è una giovane donna il cui desiderio di maternità è così forte da trovare conforto solo nel parlare con il bambino che sogna di avere; più avanti il suo desiderio di maternità diventerà sempre più disperato, in parallelo con la presa di coscienza che il suo matrimonio, combinatole dal padre, è infelice e senza amore. Yerma vede nell'arrivo di un bambino la sua unica possibilità di essere felice e soddisfatta; tuttavia il suo senso dell'onore e del dovere le impedisce di lasciare Juan o anche solo di immaginare di avere un figlio con qualcun altro, perfino dopo la morte di lui.
JUAN: marito di Yerma, proprietario terriero e contadino, il cui unico scopo nella vita sembra essere il lavoro nei campi. In realtà il suo attaccamento al lavoro riflette non solo la concretezza che gli impedisce di gioire all'idea di diventare padre, ma anche la possibile sublimazione della sua sterilità (rende fertile la terra che lavora al posto di sua moglie).
VICTOR: amico d'infanzia di Yerma e Juan, un giovanotto spigliato e sognatore. L'affinità caratteriale e la tensione fisica che si instaura tra lui e Yerma suggerisce che in passato ci sia stato del sentimento tra i due, troncato dal matrimonio combinato dal padre di Yerma.
MARÌA: amica di Yerma, all'inizio del dramma è sposata da poco e già aspetta un bambino. L'invidia e la gelosia di Yerma, che vede in lei la realizzazione di tutti i desideri a lei vietati, cresceranno nel progredire della storia.
DOLORES: donna depositaria di alcune pratiche rituali pagane, si dice che abbia il potere di rendere fertile una donna sterile.
VECCHIA: abitante del paese dove vive Yerma, è stata sposata due volte e ha avuto ben quattordici figli. Nei primi due atti rappresenta sia quello che Yerma vorrebbe essere sia la voce della sua coscienza, poiché è lei a suggerirle che la causa della sterilità possa essere la mancanza d'amore tra lei e Juan. Nel terzo atto le rivela invece che potrebbe essere Juan a non andar bene per Yerma, suggerendole di lasciarlo e di sposare suo figlio, in grado di amarla e darle molti figli.
COGNATE: sono le sorelle di Juan, che l'uomo chiama a vigilare su Yerma; compaiono solo nel secondo atto e rappresentano tanto la voglia che Juan ha di soggiogare completamente Yerma quanto la servilità e la totale assuefazione che lui vorrebbe trovare in lei.
LAVANDAIE: compaiono solo all'inizio del secondo atto, ma hanno un ruolo determinante nella comprensione della vicenda. Nei loro pettegolezzi sono rappresentati i diversi pensieri dei cittadini circa Yerma: alcune di loro criticano la sua sterilità, l'infedeltà e la trasgressione, altre la difendono attribuendo la colpa al marito, altre ancora le sono del tutto indifferenti.
TEMATICHE:
L'opera si basa su numerose tematiche facenti capo alle convenzioni sociali della Spagna del primo XX secolo, che Lorca, cosciente del risultato del dramma rurale poetico, elabora basandosi su una congiunzione di mito, poesia e sostanza reale. Il conflitto interno di Yerma, una donna sposata che aspira e cerca infruttuosamente di diventare madre, è principalmente dovuto alla necessità sentirsi una donna completa in quanto capace di fare ciò che ci si aspetta da una donna, ossia di badare al marito e dargli dei figli. La tragedia della protagonista è però annunciata dal suo nome ("yerma" è "deserto" in spagnolo, ma significa anche "sterile") e concretizzata dalla possibile sterilità della sua coppia. Juan, suo marito, non può né vuole avere figli, ma non dà peso a questa questione: da Yerma si aspetta esclusivamente che tenga fede al patto matrimoniale, e che quindi lo serva e lo segua in tutte le sue decisioni. Per queste ragioni quando Yerma proverà a ribellarsi alla sua decisione di non darle figli, lui attribuirà erroneamente la sua rabbia a una relazione extraconiugale, scatenando la propria gelosia.
Gelosia peraltro immotivata, dal momento che Yerma non ha la minima intenzione di tradire suo marito: sebbene sia chiara l'ambiguità del suo sentimento per Juan, e sebbene lungo tutto il corso del dramma le si presentino numerose occasioni di avere altri uomini, la protagonista non cede mai e tiene fede al voto matrimoniale, peraltro impostole.
Yerma si trova così lacerata tra il desiderio di essere madre e dunque una vera donna come tutte le altre e il senso dell'onore che le impedisce di lasciare un uomo che non ama poiché non vuole né può essere il padre dei suoi figli: sarà questa lacerazione a portare a compimento il dramma finale, che risolve tragicamente la questione: Yerma afferma di aver ucciso suo figlio e non suo marito, poiché perfino dopo la di lui morte terrà fede ai voti matrimoniali e non potrà avere figli da nessun altro uomo, uccidendo di fatto anche il suo disperato desiderio di maternità. Inoltre un'altra tematica è quella del timore verso il giudizio della società: anche per questo Yerma accetta e difende il suo matrimonio combinato ed è desiderosa di maternità. Viceversa è per questo che Juan rinchiude in casa Yerma facendola controllare dalle sorelle, per paura che la gente scopra lo scandalo del presunto tradimento di sua moglie.
Altra tematica è quella del matrimonio combinato, anch'esso attuato con la concordanza della società. Esso non era solo tipico del periodo rurale descritto dal Lorca, ma realtà anche oggi: dati Unicef 2012 dicono che nel 55% dei casi di matrimoni combinati, le donne non hanno incontrato il marito fino alla notte stessa delle nozze. In Asia del Sud, il 48% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni; in Bangladesh, il 27,3% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 15 anni; in Africa, il 42% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni.
ELEMENTI PAGANI IN YERMA:
Alla tragedia di Yerma fa da sfondo la morale cattolica, che seppur solo accennata è in realtà il motore dell'intera vicenda. I rigidi dettami cattolici sono infatti alla base dei due drammi personali della protagonista: sposarsi per l'unico scopo di procreare e attenersi al vincolo del matrimonio qualunque cosa accada.
A questi elementi Lorca mescola abilmente anche degli elementi pagani: la figura di Dolores e della Vecchia hanno atteggiamenti che riflettono velatamente quelli del mondo pagano, e molti personaggi citano direttamente e indirettamente i Quattro Elementi, che finiscono per creare uno sfondo simbolico per la vicenda di Yerma.
TERRA: è l'elemento più citato nel corso del dramma, a partire dal nome stesso della protagonista e dalle primissime battute del recitato. La Terra è l'immagine della nutrizione e della nascita, e dunque diventa uno specchio del rapporto tra Yerma e Juan: l'uomo sceglie di fertilizzare i campi e di dedicarsi completamente alla cura della sua terra, lasciando la moglie sterile.
ACQUA: più volte nel copione si fa riferimento alla sete e all'acqua come elemento di rinascita (la Vecchia, già madre di molti bambini, è ritratta con una brocca d'acqua in mano) e purificazione (le lavandaie che lavano i panni nel fiume). La principale espressione di questo elemento è però data da Yerma e Juan: spesso la donna afferma che suo marito è assetato e vuole offrirgli da bere, come se vedesse in lui una mancanza di acqua (e dunque della capacità di procreare). Al contrario afferma che Vìctor, il "rivale" di Juan, ha una voce simile a "un torrente che scorre", quasi a voler dire che al contrario di suo marito lui è pregno di questo elemento.
ARIA: si deve notare che in spagnolo il sostantivo aire è maschile, dunque insieme al fuoco costituisce un elemento maschile contrapposto a Terra e Acqua "femminili". La Vecchia cita l'aria come "soffio della vita" e dice di aver avuto quattordici figli perché si sentiva "libera come l'aria" di poterlo fare; l'aria è dunque immagine della creazione e in senso lato della sessualità maschile. Anche in questo caso Juan dimostra una notevole mancanza di questo elemento (in una battuta parla dell'idea di avere figli come "cose che svaniscono in un soffio di vento), mentre Yerma, quando Vìctor va via, si porta nel punto in cui l'uomo era fino a poco prima per respirare la sua stessa aria.
FUOCO: universalmente noto come il simbolo della passione, ma è anche la luce che illumina la verità e il sole che dà vita e forza. Spesso Yerma afferma che il volto di Juan è talmente pallido che sembra non sia mai stato toccato dal sole, dimostrando per l'ennesima volta che suo marito manca della passione necessaria a procreare. Man mano che il dramma avanza l'elemento fuoco viene spesso utilizzato (le candele che illuminano Yerma durante il rito nel cimitero, poco prima che scopra la verità sulla famiglia di Juan) e nelle battute finali, poco prima dell'assassinio di Juan, Yerma dice di essere una "vittima del fuoco", ossia del suo bruciante desiderio.
INFERTILITÀ A LIVELLO PSICOLOGICO:
“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione” Marina Ivanovna Cvetaeva.
Si parla di infertilità di coppia, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), quando una coppia non riesce a procreare dopo 12-24 mesi di rapporti volutamente fecondi.
DONNE
Per molte donne non poter avere un bambino significa sentirsi deficitarie e deprezzate rispetto al mondo femminile fertile. Il senso di esclusione che percepiscono e la frustrazione sperimentata ogni volta che qualche amica/conoscente/collega rimane incinta con facilità, può condurre ad un sempre maggiore isolamento sociale. Ci si vergogna di sè e ci si vergogna dell’invidia che si scopre di provare per le altre donne. I commenti degli altri, anche se fatti senza intenzioni negative, possono essere molto dolorosi e difficili da tollerare in momenti in cui è la donna la prima a sentirsi in colpa o a percepire la propria situazione di infertilità (o della coppia) come una sorta di punizione del destino.Il senso di colpa e un sentimento molto comune. Spesso familiari e amici rafforzano il senso di colpa dando una serie di consigli che alludono al fatto che la causa della sterilità sia dovuta ad un particolare comportamento della donna: "lavori troppo…", “forse dovresti dimagrire un pò…", "forse dovresti ingrassare un pò…", ecc. Alcune donne possono arrivare a seguire tutti questi consigli nella speranza di riuscire a concepire. Altre possono soffrire in silenzio per convincersi poi che la sterilità sia una punizione per chissà quali peccati commessi in passato.
UOMINI
Per quanto riguarda le reazioni maschili alla diagnosi di sterilità, si evidenziano vissuti in gran parte analoghi a quelli femminili, ma più “silenziosi”, meno espliciti. Frequentemente la prima reazione è di incredulità e di scetticismo. La sofferenza che emerge poi inevitabilmente è legata, oltre che al senso di incertezza per il futuro e al desiderio irrealizzato della paternità, anche alla sensazione di perdita di controllo sulla propria vita e alla impossibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.
Problema in aumento nella società occidentale (questo purtroppo rende attuale l'opera di Lorca) si stima che circa l’ 8-10% delle coppie abbia problemi di infertilità, con un’incidenza causale del fenomeno uguale per gli uomini e per le donne. E’ ormai abbastanza diffusa presso la comunità scientifica la classificazione della inferilità intesa come patologia dell’uomo, della donna o della coppia.
Il desiderio di maternità e paternità è il risultato di dinamiche complesse che riguardano aspetti biologici, istintuali, culturali, condizionamenti sociali, esperienze individuali, apprendimenti, fantasie e rappresentazioni.
Il passaggio dal desiderio alla ricerca vera e propria di un bambino, quindi alla genitorialità, rappresenta l’esito di un processo maturativo in cui i due individui costruiscono attivamente uno spazio mentale e affettivo per il figlio desiderato. Il figlio, che non c’è ancora fisicamente, è già molto presente nelle menti della donna e dell’uomo e nella relazione di coppia.
Secondo alcune ricerche, riportate anche dall’Istituto Superiore di Sanità, non poter avere un figlio rappresenta per la donna un evento di vita così destabilizzante e critico da essere paragonato al ricevere una diagnosi di tumore oppure ad una grave perdita affettiva, per le conseguenze psicologiche che comporta.L’infertilità si pone come “una crisi di vita” (Menning) che coinvolge, su diversi piani esistenziali, sia l’individuo che la coppia, dando luogo a vissuti di frustrazione, stress, senso di inadeguatezza e perdita. Queste difficoltà psicologiche accompagnano costantemente il fenomeno della sterilità, ma non è ancora chiaro se una specifica condizione psicologica preesistente possa indurre infertilità o se piuttosto non sia l’esperienza stessa dell’infertilità a produrre una specifica condizione psicologica. E’ più corretto, quindi, considerare l’infertilità come una condizione che si svolge nel tempo e che ha una sua evoluzione psicologica in concomitanza con le varie fasi dell’iter diagnostico e terapeutico. Tuttavia non si esclude che la componente psico-emozionale possa incidere sulla fertilità con meccanismi diversi, attraverso il sistema neurovegetativo e neuroendocrino in particolare, creando disfunzioni acute e croniche. Probabilmente in molti casi le componenti somatiche e psicologiche sono inseparabili e ciò induce a considerare una multifattorialità di cause nella eziopatogenesi dell’infertilità.
LA VITA DI LORCA:
Dati sintetici
Poeta spagnolo
DATA DI NASCITA
Domenica 5 giugno 1898
LUOGO DI NASCITA
Fuente Vaqueros,Spagna
SEGNO ZODIACALE
Gemelli
DATA DI MORTE
Mercoledì 19 agosto 1936 (a 38 anni)
LUOGO DI MORTE
Viznar, Spagna
CAUSA
Fucilazione
Il poeta spagnolo per eccellenza, conosciuto in tutto il mondo nasce il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros non lontano da Granada da una famiglia di proprietari terrieri. I libri ce lo descrivono come un bambino allegro, ma timido e pauroso, dotato di una straordinaria memoria e di una passione evidente per la musica e per le rappresentazioni teatrali; un ragazzo che non andava troppo bene a scuola ma che era capace di coinvolgere nei suoi giochi un'infinità di persone.
I suoi studi regolari sono segnati da numerosi problemi legati ad una grave malattia. Tempo dopo (nel 1915), riesce a iscriversi all'università ma, cosa più importante, conosce il giurista Fernando De Los Rios che gli rimarrà amico durante tutta la vita. Altri contatti importanti in quel periodo furono quelli con il grandissimo musicista Manuel De Falla e con l'altrettanto grande poeta Antonio Machado.
All'inizio degli anni '20 è invece a Madrid dove si forma grazie ai contatti con artisti della fama di Dalì, Buñuel ed in particolare Jimenez. Contemporaneamente si dedica alla scrittura di lavori teatrali i cui esordi furono accolti con una certa freddezza.
Dopo la laurea la sua vita si riempie di nuovi lavori, conferenze e nuove amicizie: i nomi sono sempre di alto livello e vanno da Pablo Neruda a Ignacio Sánchez Mejías. Viaggia molto, soprattutto tra Cuba e gli Stati Uniti, dove ha modo di saggiare in presa diretta i contrasti e i paradossi tipici di ogni societá evoluta. Attraverso queste esperienze si forma in modo più preciso l'impegno sociale del poeta, ad esempio con la creazione di gruppi teatrali autonomi la cui attivitá è finalizzata allo sviluppo culturale della Spagna.
L'anno 1934 è segnato da altri viaggi e dal consolidamento delle numerose e importanti amicizie, sino alla morte del grande torero Ignacio Sánchez Mejías, avvenuta in quello stesso anno (ucciso proprio da un toro infuriato durante una corrida), che lo costringe ad un soggiorno forzato in Spagna.
Nel 1936, poco prima dello scoppio della guerra civile, Garcia Lorca redige e firma, assieme a Rafael Alberti (altro esimio poeta) ed altri 300 intellettuali spagnoli, un manifesto d'appoggio al Frente Popular, che appare sul giornale comunista Mundo Obrero il 15 febbraio, un giorno prima delle elezioni vinte per un soffio dalla sinistra.
Il 17 luglio 1936 scoppia l'insurrezione militare contro il governo della Repubblica: inizia la guerra civile spagnola. Il 19 agosto Federico García Lorca, che si era nascosto a Granada presso alcuni amici, viene trovato, rapito e portato a Viznar, dove a pochi passi da una fontana conosciuta come la Fontana delle Lacrime, viene brutalmente assassinato senza alcun processo.
Sulla sua morte Pablo Neruda così scrive:
"L'assassinio di Federico fu per me l'avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L'arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l'antica lotta mortale fra l'ombra e la luce".
Delle sue opere, quella piú universalmente conosciuta é il "LLanto por la muerte de Ignacio Sánchez Mejías" ('La cogida y la muerte') la cui struggente partecipazione interiore ne fanno un'opera davvero di tutti. La morte e la sua negazione hanno fatto invece diventare "A las cinco de la tarde" un termine comune a tutte le latitudini e dovunque indicante la freddezza cieca del destino.
CONTESTO STORICO:
L'inizio del XX secolo ha portato un po' di pace in Spagna, la quale ha giocato un ruolo minore nel colonialismo in Africa, con la colonizzazione del Sahara Occidentale, del Marocco Spagnolo e della Guinea Equatoriale. Le pesanti perdite subite durante la guerra del Rif in Marocco hanno contribuito a minare la monarchia. Un periodo di regime autoritario del generale Miguel Primo de Rivera (1923-1931) si concluse con l'instaurazione della Seconda repubblica spagnola. La repubblica ha offerto l'autonomia politica dei paesi Baschi, alla Catalogna, alla Galizia e ha esteso il diritto di voto alle donne.
Nel luglio 1936 ebbe inizio la guerra civile spagnola, per opera delle forze nazionaliste ostili alla Repubblica, guidate dal generale Francisco Franco, le quali uscirono vittoriose grazie anche all'appoggio della Germania nazista e dell'Italia fascista.
La guerra civile durò tre anni e causò la morte di oltre 500.000 persone e l'emigrazione di circa 500.000 cittadini, la maggior parte dei loro discendenti vive oggi nei paesi dell'America latina, di cui se ne contano circa 300.000 nella sola Argentina.
La Spagna di Franco si è dichiarata nominalmente neutrale durante la seconda guerra mondiale anche se manteneva un rapporto di sintonia con le potenze dell'Asse. L'unico partito legale sotto il regime franchista fu la Tradicionalista Falange Española y de las J.O.N.S., formatosi nel 1937. Il partito era dichiaratamente anticomunista, cattolico e nazionalista. Più tardi il partito fu ribattezzato in Movimiento Nacional.
ARTICOLO:
Samantha, «distrutta dalle false promesse della fecondazione assistita»: «Ho pensato al suicidio»
Pubblicato 29 aprile 2013 | Da Libertà e Persona
La famosa giornalista e scrittrice inglese racconta la sua traumatica esperienza con l’inseminazione artificiale: «Non è quel miracolo di fertilità che vogliono farci credere»
«Ho provato a ingannare madre natura per due volte, ma ora penso che non tutte le donne sono destinate a diventare madri». Così Samantha Brick, famosa giornalista e scrittrice inglese, ha raccontato sul Daily Mail i suoi tentativi andati a vuoto di concepire un figlio con l’aiuto della fecondazione assistita e di come la sua vita è stata distrutta dalle «false promesse» di una tecnica «che gioca a fare Dio con la vita umana».
ALTRO CHE MIRACOLO. «Io e mio marito – scrive – abbiamo speso 6 mila dollari in una clinica europea con un’ottima reputazione (…), ma i nostri tentativi sono falliti». Samantha ha 42 anni e ammette che «forse non scriverei queste cose se l’inseminazione artificiale mi avesse dato un figlio, ma non è andata così». «Mentre le cliniche private e tante neo-mamme celebrano le statistiche della fecondazione e parlano dell’arrivo di una nuova primavera, la fecondazione assistita è molto lontana dall’essere quel miracolo di fertilità che vogliono farci credere».
È SOLO UN BUSINESS. C’è solo una possibilità su quattro di concepire e «per una donna della mia età», continua Samantha, le possibilità di successo si riducono al 12 per cento. E non dimentichiamo che «quella della fecondazione assistita è un’industria che nel Regno Unito vale 500 milioni di sterline. È un business prima di tutto, che ha un tasso di successo incredibilmente basso». Dopo «due anni di trattamenti costosissimi, invasivi e di investigazioni mediche logoranti», durante le quali «mi sono sentita come il prodotto di una fabbrica», «alla notizia che la fecondazione non aveva funzionato ero così disperata che ho pensato anche al suicidio».
«VOLEVO SUICIDARMI». Dopo il fallimento del primo trattamento, Samantha si è sottoposta a un secondo ciclo: «Nel disperato tentativo di aumentare le possibilità di concepimento, non ho lavorato durante tutto il periodo del trattamento (…), per cinque settimane ho preso medicine per bloccare il mio sistema ormonale che controlla l’ovulazione, che mi ha causato una menopausa anticipata. Poi, per due settimane, ho preso altre medicine per stimolare le mio ovaie a produrre ovuli in eccesso. Quando ho scoperto che non aveva funzionato (…) ho contemplato l’idea di suicidarmi tanto mi sentivo disperata per non essere riuscita a diventare mamma».
DEPRESSIONE E DOLORI. A distanza di un anno Samantha soffre «ancora di depressione, non riesco a stare insieme a donne incinte, ho l’acne, il mio peso è aumentato, ho gli incubi e forti dolori addominali». «Come ha detto il premio Nobel 2010 Robert Edwards [inventore della fecondazione, deceduto da poco, ndr] “la cosa più importante nella vita è avere dei bambini”. (…) Penso anche però che ci sono cose in cui semplicemente non dovremmo immischiarci, come tentare di creare la vita in modo artificiale».
«DEVASTANTE CRUDELTÀ». «Se la fecondazione non fosse mai stata inventata – conclude – me ne sarei fatta una ragione e la mia vita, dopo un iniziale dolore, sarebbe andata avanti con mio marito. (…) Molte donne ottengono il miracolo di una gravidanza grazie all’inseminazione artificiale. Ma per altre, come me, resta solo la devastante crudeltà di una promessa non mantenuta».
TRAMA:
1º ATTO:
Yerma e Juan sono sposati da due anni, ma non hanno ancora avuto figli. I due sembrano molto affiatati: mentre lui si prepara ad andare a lavorare nei campi, lei gli usa molte premure e insiste perché beva del latte prima di uscire; tuttavia appare presto chiaro che nella coppia c'è una notevole tensione, poiché Yerma, consumata dal desiderio di avere figli, vuole che Juan si fortifichi esclusivamente perché le possa dare un bambino. Juan è insofferente alle attenzioni della moglie e appare da subito restio all'idea di diventare padre, desiderando esclusivamente il suo lavoro (nel corso della storia sarà spesso suggerito che sia lui, e non sua moglie, a essere sterile). Rimasta sola in casa, Yerma si mette a cucire una copertina neonatale per Marìa, una sua amica sposata da soli cinque mesi e già incinta, cantando e parlando con il bambino che sogna di avere. Riceve la visita di Marìa, alla quale confida il suo timore di essere sterile, cosa che "trasformerebbe il suo sangue in veleno". Successivamente arriva anche Vìctor, un caro amico della coppia, che vedendo la copertina che Yerma sta cucendo pensa che sia lei ad aspettare un bambino. Le consiglia, scherzosamente, di continuare a provare e riprovare finché non ne avrà uno anche lei.
Più tardi Yerma va a portare il pranzo a Juan, nei campi. Sulla strada del ritorno fa diversi incontri: prima tra tutte una vecchia donna che ha avuto ben quattordici figli, alla quale chiede il segreto grazie al quale ci è riuscita. La donna ritiene che l'unico segreto sia la passione, e Yerma ammette di non provare sentimenti forti per suo marito; al contrario lei si sente attratta da Vìctor, del quale in passato era stata innamorata.
Continuando il suo cammino, la donna rimane scandalizzata dall'atteggiamento di due ragazze: una è uscita lasciando il suo figlioletto solo in casa senza nessuno che gli badi, l'altra, sposata e senza figli, è felice di non averne.
Infine Yerma ritrova Vìctor, e tra i due si svolge una scena di passione repressa e desideri inespressi, interrotta dall'arrivo di Juan. L'uomo si infuria perché lei non è tornata subito a casa e si è fermata a chiacchierare, preoccupandosi di cosa potrebbe dire la gente di un simile atteggiamento; le annuncia poi di voler lavorare ai campi per tutta la notte, lasciandola dormire sola e disperata.
2º ATTO:
Sono passati tre anni. Cinque lavandaie si radunano sulla riva di un fiume per lavare i panni e chiacchierano di una donna sposata da molto tempo che ancora non ha avuto bambini, il cui marito l'ha chiusa in casa e ha chiamato le sue due sorelle a vivere con loro perché le badino. La donna in questione è Yerma, e le lavandaie credono che il motivo di tutto questo sia la sua infedeltà, riferendosi massimamente alla sua storia con Vìctor.
La scena si sposta nuovamente su Yerma. Il suo matrimonio con Juan si è incupito: suo marito l'ha rinchiusa in casa sotto l'occhio delle due sorelle, ma lei rifiuta di rimanerci e scappa spesso, causando esplosioni di rabbia da parte dell'uomo. Juan crede che Yerma voglia tradirlo e teme il giudizio della gente; in realtà Yerma gli è fedelissima, e sopporterebbe perfino la clausura se solo potesse soddisfare il suo desiderio di avere un bambino, che l'uomo le nega ancora categoricamente. Il dolore che ella prova per questa mancanza diventa manifesto con la visita di Marìa, che esita a vedere Yerma poiché la sola vista del suo bambino la fa piangere disperatamente. Yerma riceve intanto la visita inaspettata della ragazza senza figli che aveva incontrato nel primo atto, la quale le comunica che sua madre Dolores vuole vederla: questa donna, pare, conosce delle erbe e dei riti in grado di rendere fertile una donna sterile, e sembra che Yerma abbia fatto spesso richiesta di parlarle.
Più tardi arriva anche Vìctor per dire addio a Yerma: l'uomo sta per lasciare il paese. Yerma è addolorata per la sua partenza, ma alla sua richiesta del motivo per il quale lui se ne sta andando lui non sa rispondere. Anche stavolta la loro passione repressa è interrotta dall'arrivo di Juan. Si scopre che l'uomo ha comprato il gregge di Vìctor, ed è fortemente sottointeso che abbia fatto violente pressioni sull'amico per farlo andar via e allontanarlo da Yerma. Frustrata e infuriata, Yerma scappa di casa per andare a vedere Dolores.
3º ATTO:
Yerma, Dolores e la donna vecchia del primo atto hanno perpetrato un rito di fertilità pregando per una notte intera nel cimitero. Mentre le tre attendono l'alba in casa di Dolores arriva Juan, furioso non solo perché Yerma ha disobbedito ai suoi ordini, ma soprattutto per il rituale che ella ha appena compiuto. L'uomo ribadisce per l'ennesima volta di non volere figli, anche perché Yerma ha molti fratelli e sorelle e dunque non è necessario che porti avanti la stirpe. Yerma, a queste parole, maledice se stessa e la sua famiglia.
La scena si sposta quindi presso un santuario tra le montagne, dove molte donne sterili, tra cui Yerma, hanno compiuto un pellegrinaggio. Sul sagrato si sono inoltre radunati molti uomini che sperano di trovare moglie tra le ragazze nubili o addirittura di sedurne una già sposata ma senza figli.
La donna vecchia avvicina Yerma rivelandole di aver conosciuto non solo Juan, ma anche suo padre e suo nonno, e tutti loro erano stati incapaci di procreare finché non ne avevano avuto l'obbligo; Juan, non essendo costretto a fare un figlio, non ne vorrà mai uno. La donna propone quindi a Yerma di lasciarlo e di venire a vivere in casa sua con suo figlio, che lei ritiene un vero uomo e che sarebbe in grado di darle tutti i figli che vuole.
Yerma, nonostante il suo disperato bisogno di maternità, rifiuta la lusinga a causa del suo massiccio senso dell'onore. Juan, nel frattempo, ha spiato l'intera conversazione e pur ammirando la fedeltà di sua moglie le impone di lasciar perdere l'idea di diventare madre. Lui infatti crede esclusivamente in ciò che può vedere e toccare, e crede che Yerma sarebbe felice se si accontentasse come lui di ciò che ha invece di soffrire sulla mancanza di un bambino che non c'è.
Yerma comprende a questo punto che Juan non ha mai voluto né mai vorrà un bambino, così lo strangola, uccidendo così anche tutte le sue speranze di diventare madre. Mentre tutte le persone accorrono attorno a lei e al corpo di suo marito, la donna grida le sue ultime parole:
« Non avvicinatevi, perché ho ucciso mio figlio. Io... l'ho ucciso io! »
PERSONAGGI:
YERMA: la protagonista del dramma, il cui nome significa "terra arida", ma anche "sterilità". All'inizio della tragedia Yerma è una giovane donna il cui desiderio di maternità è così forte da trovare conforto solo nel parlare con il bambino che sogna di avere; più avanti il suo desiderio di maternità diventerà sempre più disperato, in parallelo con la presa di coscienza che il suo matrimonio, combinatole dal padre, è infelice e senza amore. Yerma vede nell'arrivo di un bambino la sua unica possibilità di essere felice e soddisfatta; tuttavia il suo senso dell'onore e del dovere le impedisce di lasciare Juan o anche solo di immaginare di avere un figlio con qualcun altro, perfino dopo la morte di lui.
JUAN: marito di Yerma, proprietario terriero e contadino, il cui unico scopo nella vita sembra essere il lavoro nei campi. In realtà il suo attaccamento al lavoro riflette non solo la concretezza che gli impedisce di gioire all'idea di diventare padre, ma anche la possibile sublimazione della sua sterilità (rende fertile la terra che lavora al posto di sua moglie).
VICTOR: amico d'infanzia di Yerma e Juan, un giovanotto spigliato e sognatore. L'affinità caratteriale e la tensione fisica che si instaura tra lui e Yerma suggerisce che in passato ci sia stato del sentimento tra i due, troncato dal matrimonio combinato dal padre di Yerma.
MARÌA: amica di Yerma, all'inizio del dramma è sposata da poco e già aspetta un bambino. L'invidia e la gelosia di Yerma, che vede in lei la realizzazione di tutti i desideri a lei vietati, cresceranno nel progredire della storia.
DOLORES: donna depositaria di alcune pratiche rituali pagane, si dice che abbia il potere di rendere fertile una donna sterile.
VECCHIA: abitante del paese dove vive Yerma, è stata sposata due volte e ha avuto ben quattordici figli. Nei primi due atti rappresenta sia quello che Yerma vorrebbe essere sia la voce della sua coscienza, poiché è lei a suggerirle che la causa della sterilità possa essere la mancanza d'amore tra lei e Juan. Nel terzo atto le rivela invece che potrebbe essere Juan a non andar bene per Yerma, suggerendole di lasciarlo e di sposare suo figlio, in grado di amarla e darle molti figli.
COGNATE: sono le sorelle di Juan, che l'uomo chiama a vigilare su Yerma; compaiono solo nel secondo atto e rappresentano tanto la voglia che Juan ha di soggiogare completamente Yerma quanto la servilità e la totale assuefazione che lui vorrebbe trovare in lei.
LAVANDAIE: compaiono solo all'inizio del secondo atto, ma hanno un ruolo determinante nella comprensione della vicenda. Nei loro pettegolezzi sono rappresentati i diversi pensieri dei cittadini circa Yerma: alcune di loro criticano la sua sterilità, l'infedeltà e la trasgressione, altre la difendono attribuendo la colpa al marito, altre ancora le sono del tutto indifferenti.
TEMATICHE:
L'opera si basa su numerose tematiche facenti capo alle convenzioni sociali della Spagna del primo XX secolo, che Lorca, cosciente del risultato del dramma rurale poetico, elabora basandosi su una congiunzione di mito, poesia e sostanza reale. Il conflitto interno di Yerma, una donna sposata che aspira e cerca infruttuosamente di diventare madre, è principalmente dovuto alla necessità sentirsi una donna completa in quanto capace di fare ciò che ci si aspetta da una donna, ossia di badare al marito e dargli dei figli. La tragedia della protagonista è però annunciata dal suo nome ("yerma" è "deserto" in spagnolo, ma significa anche "sterile") e concretizzata dalla possibile sterilità della sua coppia. Juan, suo marito, non può né vuole avere figli, ma non dà peso a questa questione: da Yerma si aspetta esclusivamente che tenga fede al patto matrimoniale, e che quindi lo serva e lo segua in tutte le sue decisioni. Per queste ragioni quando Yerma proverà a ribellarsi alla sua decisione di non darle figli, lui attribuirà erroneamente la sua rabbia a una relazione extraconiugale, scatenando la propria gelosia.
Gelosia peraltro immotivata, dal momento che Yerma non ha la minima intenzione di tradire suo marito: sebbene sia chiara l'ambiguità del suo sentimento per Juan, e sebbene lungo tutto il corso del dramma le si presentino numerose occasioni di avere altri uomini, la protagonista non cede mai e tiene fede al voto matrimoniale, peraltro impostole.
Yerma si trova così lacerata tra il desiderio di essere madre e dunque una vera donna come tutte le altre e il senso dell'onore che le impedisce di lasciare un uomo che non ama poiché non vuole né può essere il padre dei suoi figli: sarà questa lacerazione a portare a compimento il dramma finale, che risolve tragicamente la questione: Yerma afferma di aver ucciso suo figlio e non suo marito, poiché perfino dopo la di lui morte terrà fede ai voti matrimoniali e non potrà avere figli da nessun altro uomo, uccidendo di fatto anche il suo disperato desiderio di maternità. Inoltre un'altra tematica è quella del timore verso il giudizio della società: anche per questo Yerma accetta e difende il suo matrimonio combinato ed è desiderosa di maternità. Viceversa è per questo che Juan rinchiude in casa Yerma facendola controllare dalle sorelle, per paura che la gente scopra lo scandalo del presunto tradimento di sua moglie.
Altra tematica è quella del matrimonio combinato, anch'esso attuato con la concordanza della società. Esso non era solo tipico del periodo rurale descritto dal Lorca, ma realtà anche oggi: dati Unicef 2012 dicono che nel 55% dei casi di matrimoni combinati, le donne non hanno incontrato il marito fino alla notte stessa delle nozze. In Asia del Sud, il 48% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni; in Bangladesh, il 27,3% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 15 anni; in Africa, il 42% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni.
ELEMENTI PAGANI IN YERMA:
Alla tragedia di Yerma fa da sfondo la morale cattolica, che seppur solo accennata è in realtà il motore dell'intera vicenda. I rigidi dettami cattolici sono infatti alla base dei due drammi personali della protagonista: sposarsi per l'unico scopo di procreare e attenersi al vincolo del matrimonio qualunque cosa accada.
A questi elementi Lorca mescola abilmente anche degli elementi pagani: la figura di Dolores e della Vecchia hanno atteggiamenti che riflettono velatamente quelli del mondo pagano, e molti personaggi citano direttamente e indirettamente i Quattro Elementi, che finiscono per creare uno sfondo simbolico per la vicenda di Yerma.
TERRA: è l'elemento più citato nel corso del dramma, a partire dal nome stesso della protagonista e dalle primissime battute del recitato. La Terra è l'immagine della nutrizione e della nascita, e dunque diventa uno specchio del rapporto tra Yerma e Juan: l'uomo sceglie di fertilizzare i campi e di dedicarsi completamente alla cura della sua terra, lasciando la moglie sterile.
ACQUA: più volte nel copione si fa riferimento alla sete e all'acqua come elemento di rinascita (la Vecchia, già madre di molti bambini, è ritratta con una brocca d'acqua in mano) e purificazione (le lavandaie che lavano i panni nel fiume). La principale espressione di questo elemento è però data da Yerma e Juan: spesso la donna afferma che suo marito è assetato e vuole offrirgli da bere, come se vedesse in lui una mancanza di acqua (e dunque della capacità di procreare). Al contrario afferma che Vìctor, il "rivale" di Juan, ha una voce simile a "un torrente che scorre", quasi a voler dire che al contrario di suo marito lui è pregno di questo elemento.
ARIA: si deve notare che in spagnolo il sostantivo aire è maschile, dunque insieme al fuoco costituisce un elemento maschile contrapposto a Terra e Acqua "femminili". La Vecchia cita l'aria come "soffio della vita" e dice di aver avuto quattordici figli perché si sentiva "libera come l'aria" di poterlo fare; l'aria è dunque immagine della creazione e in senso lato della sessualità maschile. Anche in questo caso Juan dimostra una notevole mancanza di questo elemento (in una battuta parla dell'idea di avere figli come "cose che svaniscono in un soffio di vento), mentre Yerma, quando Vìctor va via, si porta nel punto in cui l'uomo era fino a poco prima per respirare la sua stessa aria.
FUOCO: universalmente noto come il simbolo della passione, ma è anche la luce che illumina la verità e il sole che dà vita e forza. Spesso Yerma afferma che il volto di Juan è talmente pallido che sembra non sia mai stato toccato dal sole, dimostrando per l'ennesima volta che suo marito manca della passione necessaria a procreare. Man mano che il dramma avanza l'elemento fuoco viene spesso utilizzato (le candele che illuminano Yerma durante il rito nel cimitero, poco prima che scopra la verità sulla famiglia di Juan) e nelle battute finali, poco prima dell'assassinio di Juan, Yerma dice di essere una "vittima del fuoco", ossia del suo bruciante desiderio.
INFERTILITÀ A LIVELLO PSICOLOGICO:
“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione” Marina Ivanovna Cvetaeva.
Si parla di infertilità di coppia, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), quando una coppia non riesce a procreare dopo 12-24 mesi di rapporti volutamente fecondi.
DONNE
Per molte donne non poter avere un bambino significa sentirsi deficitarie e deprezzate rispetto al mondo femminile fertile. Il senso di esclusione che percepiscono e la frustrazione sperimentata ogni volta che qualche amica/conoscente/collega rimane incinta con facilità, può condurre ad un sempre maggiore isolamento sociale. Ci si vergogna di sè e ci si vergogna dell’invidia che si scopre di provare per le altre donne. I commenti degli altri, anche se fatti senza intenzioni negative, possono essere molto dolorosi e difficili da tollerare in momenti in cui è la donna la prima a sentirsi in colpa o a percepire la propria situazione di infertilità (o della coppia) come una sorta di punizione del destino.Il senso di colpa e un sentimento molto comune. Spesso familiari e amici rafforzano il senso di colpa dando una serie di consigli che alludono al fatto che la causa della sterilità sia dovuta ad un particolare comportamento della donna: "lavori troppo…", “forse dovresti dimagrire un pò…", "forse dovresti ingrassare un pò…", ecc. Alcune donne possono arrivare a seguire tutti questi consigli nella speranza di riuscire a concepire. Altre possono soffrire in silenzio per convincersi poi che la sterilità sia una punizione per chissà quali peccati commessi in passato.
UOMINI
Per quanto riguarda le reazioni maschili alla diagnosi di sterilità, si evidenziano vissuti in gran parte analoghi a quelli femminili, ma più “silenziosi”, meno espliciti. Frequentemente la prima reazione è di incredulità e di scetticismo. La sofferenza che emerge poi inevitabilmente è legata, oltre che al senso di incertezza per il futuro e al desiderio irrealizzato della paternità, anche alla sensazione di perdita di controllo sulla propria vita e alla impossibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.
Problema in aumento nella società occidentale (questo purtroppo rende attuale l'opera di Lorca) si stima che circa l’ 8-10% delle coppie abbia problemi di infertilità, con un’incidenza causale del fenomeno uguale per gli uomini e per le donne. E’ ormai abbastanza diffusa presso la comunità scientifica la classificazione della inferilità intesa come patologia dell’uomo, della donna o della coppia.
Il desiderio di maternità e paternità è il risultato di dinamiche complesse che riguardano aspetti biologici, istintuali, culturali, condizionamenti sociali, esperienze individuali, apprendimenti, fantasie e rappresentazioni.
Il passaggio dal desiderio alla ricerca vera e propria di un bambino, quindi alla genitorialità, rappresenta l’esito di un processo maturativo in cui i due individui costruiscono attivamente uno spazio mentale e affettivo per il figlio desiderato. Il figlio, che non c’è ancora fisicamente, è già molto presente nelle menti della donna e dell’uomo e nella relazione di coppia.
Secondo alcune ricerche, riportate anche dall’Istituto Superiore di Sanità, non poter avere un figlio rappresenta per la donna un evento di vita così destabilizzante e critico da essere paragonato al ricevere una diagnosi di tumore oppure ad una grave perdita affettiva, per le conseguenze psicologiche che comporta.L’infertilità si pone come “una crisi di vita” (Menning) che coinvolge, su diversi piani esistenziali, sia l’individuo che la coppia, dando luogo a vissuti di frustrazione, stress, senso di inadeguatezza e perdita. Queste difficoltà psicologiche accompagnano costantemente il fenomeno della sterilità, ma non è ancora chiaro se una specifica condizione psicologica preesistente possa indurre infertilità o se piuttosto non sia l’esperienza stessa dell’infertilità a produrre una specifica condizione psicologica. E’ più corretto, quindi, considerare l’infertilità come una condizione che si svolge nel tempo e che ha una sua evoluzione psicologica in concomitanza con le varie fasi dell’iter diagnostico e terapeutico. Tuttavia non si esclude che la componente psico-emozionale possa incidere sulla fertilità con meccanismi diversi, attraverso il sistema neurovegetativo e neuroendocrino in particolare, creando disfunzioni acute e croniche. Probabilmente in molti casi le componenti somatiche e psicologiche sono inseparabili e ciò induce a considerare una multifattorialità di cause nella eziopatogenesi dell’infertilità.
LA VITA DI LORCA:
Dati sintetici
Poeta spagnolo
DATA DI NASCITA
Domenica 5 giugno 1898
LUOGO DI NASCITA
Fuente Vaqueros,Spagna
SEGNO ZODIACALE
Gemelli
DATA DI MORTE
Mercoledì 19 agosto 1936 (a 38 anni)
LUOGO DI MORTE
Viznar, Spagna
CAUSA
Fucilazione
Il poeta spagnolo per eccellenza, conosciuto in tutto il mondo nasce il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros non lontano da Granada da una famiglia di proprietari terrieri. I libri ce lo descrivono come un bambino allegro, ma timido e pauroso, dotato di una straordinaria memoria e di una passione evidente per la musica e per le rappresentazioni teatrali; un ragazzo che non andava troppo bene a scuola ma che era capace di coinvolgere nei suoi giochi un'infinità di persone.
I suoi studi regolari sono segnati da numerosi problemi legati ad una grave malattia. Tempo dopo (nel 1915), riesce a iscriversi all'università ma, cosa più importante, conosce il giurista Fernando De Los Rios che gli rimarrà amico durante tutta la vita. Altri contatti importanti in quel periodo furono quelli con il grandissimo musicista Manuel De Falla e con l'altrettanto grande poeta Antonio Machado.
All'inizio degli anni '20 è invece a Madrid dove si forma grazie ai contatti con artisti della fama di Dalì, Buñuel ed in particolare Jimenez. Contemporaneamente si dedica alla scrittura di lavori teatrali i cui esordi furono accolti con una certa freddezza.
Dopo la laurea la sua vita si riempie di nuovi lavori, conferenze e nuove amicizie: i nomi sono sempre di alto livello e vanno da Pablo Neruda a Ignacio Sánchez Mejías. Viaggia molto, soprattutto tra Cuba e gli Stati Uniti, dove ha modo di saggiare in presa diretta i contrasti e i paradossi tipici di ogni societá evoluta. Attraverso queste esperienze si forma in modo più preciso l'impegno sociale del poeta, ad esempio con la creazione di gruppi teatrali autonomi la cui attivitá è finalizzata allo sviluppo culturale della Spagna.
L'anno 1934 è segnato da altri viaggi e dal consolidamento delle numerose e importanti amicizie, sino alla morte del grande torero Ignacio Sánchez Mejías, avvenuta in quello stesso anno (ucciso proprio da un toro infuriato durante una corrida), che lo costringe ad un soggiorno forzato in Spagna.
Nel 1936, poco prima dello scoppio della guerra civile, Garcia Lorca redige e firma, assieme a Rafael Alberti (altro esimio poeta) ed altri 300 intellettuali spagnoli, un manifesto d'appoggio al Frente Popular, che appare sul giornale comunista Mundo Obrero il 15 febbraio, un giorno prima delle elezioni vinte per un soffio dalla sinistra.
Il 17 luglio 1936 scoppia l'insurrezione militare contro il governo della Repubblica: inizia la guerra civile spagnola. Il 19 agosto Federico García Lorca, che si era nascosto a Granada presso alcuni amici, viene trovato, rapito e portato a Viznar, dove a pochi passi da una fontana conosciuta come la Fontana delle Lacrime, viene brutalmente assassinato senza alcun processo.
Sulla sua morte Pablo Neruda così scrive:
"L'assassinio di Federico fu per me l'avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L'arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l'antica lotta mortale fra l'ombra e la luce".
Delle sue opere, quella piú universalmente conosciuta é il "LLanto por la muerte de Ignacio Sánchez Mejías" ('La cogida y la muerte') la cui struggente partecipazione interiore ne fanno un'opera davvero di tutti. La morte e la sua negazione hanno fatto invece diventare "A las cinco de la tarde" un termine comune a tutte le latitudini e dovunque indicante la freddezza cieca del destino.
CONTESTO STORICO:
L'inizio del XX secolo ha portato un po' di pace in Spagna, la quale ha giocato un ruolo minore nel colonialismo in Africa, con la colonizzazione del Sahara Occidentale, del Marocco Spagnolo e della Guinea Equatoriale. Le pesanti perdite subite durante la guerra del Rif in Marocco hanno contribuito a minare la monarchia. Un periodo di regime autoritario del generale Miguel Primo de Rivera (1923-1931) si concluse con l'instaurazione della Seconda repubblica spagnola. La repubblica ha offerto l'autonomia politica dei paesi Baschi, alla Catalogna, alla Galizia e ha esteso il diritto di voto alle donne.
Nel luglio 1936 ebbe inizio la guerra civile spagnola, per opera delle forze nazionaliste ostili alla Repubblica, guidate dal generale Francisco Franco, le quali uscirono vittoriose grazie anche all'appoggio della Germania nazista e dell'Italia fascista.
La guerra civile durò tre anni e causò la morte di oltre 500.000 persone e l'emigrazione di circa 500.000 cittadini, la maggior parte dei loro discendenti vive oggi nei paesi dell'America latina, di cui se ne contano circa 300.000 nella sola Argentina.
La Spagna di Franco si è dichiarata nominalmente neutrale durante la seconda guerra mondiale anche se manteneva un rapporto di sintonia con le potenze dell'Asse. L'unico partito legale sotto il regime franchista fu la Tradicionalista Falange Española y de las J.O.N.S., formatosi nel 1937. Il partito era dichiaratamente anticomunista, cattolico e nazionalista. Più tardi il partito fu ribattezzato in Movimiento Nacional.
ARTICOLO:
Samantha, «distrutta dalle false promesse della fecondazione assistita»: «Ho pensato al suicidio»
Pubblicato 29 aprile 2013 | Da Libertà e Persona
La famosa giornalista e scrittrice inglese racconta la sua traumatica esperienza con l’inseminazione artificiale: «Non è quel miracolo di fertilità che vogliono farci credere»
«Ho provato a ingannare madre natura per due volte, ma ora penso che non tutte le donne sono destinate a diventare madri». Così Samantha Brick, famosa giornalista e scrittrice inglese, ha raccontato sul Daily Mail i suoi tentativi andati a vuoto di concepire un figlio con l’aiuto della fecondazione assistita e di come la sua vita è stata distrutta dalle «false promesse» di una tecnica «che gioca a fare Dio con la vita umana».
ALTRO CHE MIRACOLO. «Io e mio marito – scrive – abbiamo speso 6 mila dollari in una clinica europea con un’ottima reputazione (…), ma i nostri tentativi sono falliti». Samantha ha 42 anni e ammette che «forse non scriverei queste cose se l’inseminazione artificiale mi avesse dato un figlio, ma non è andata così». «Mentre le cliniche private e tante neo-mamme celebrano le statistiche della fecondazione e parlano dell’arrivo di una nuova primavera, la fecondazione assistita è molto lontana dall’essere quel miracolo di fertilità che vogliono farci credere».
È SOLO UN BUSINESS. C’è solo una possibilità su quattro di concepire e «per una donna della mia età», continua Samantha, le possibilità di successo si riducono al 12 per cento. E non dimentichiamo che «quella della fecondazione assistita è un’industria che nel Regno Unito vale 500 milioni di sterline. È un business prima di tutto, che ha un tasso di successo incredibilmente basso». Dopo «due anni di trattamenti costosissimi, invasivi e di investigazioni mediche logoranti», durante le quali «mi sono sentita come il prodotto di una fabbrica», «alla notizia che la fecondazione non aveva funzionato ero così disperata che ho pensato anche al suicidio».
«VOLEVO SUICIDARMI». Dopo il fallimento del primo trattamento, Samantha si è sottoposta a un secondo ciclo: «Nel disperato tentativo di aumentare le possibilità di concepimento, non ho lavorato durante tutto il periodo del trattamento (…), per cinque settimane ho preso medicine per bloccare il mio sistema ormonale che controlla l’ovulazione, che mi ha causato una menopausa anticipata. Poi, per due settimane, ho preso altre medicine per stimolare le mio ovaie a produrre ovuli in eccesso. Quando ho scoperto che non aveva funzionato (…) ho contemplato l’idea di suicidarmi tanto mi sentivo disperata per non essere riuscita a diventare mamma».
DEPRESSIONE E DOLORI. A distanza di un anno Samantha soffre «ancora di depressione, non riesco a stare insieme a donne incinte, ho l’acne, il mio peso è aumentato, ho gli incubi e forti dolori addominali». «Come ha detto il premio Nobel 2010 Robert Edwards [inventore della fecondazione, deceduto da poco, ndr] “la cosa più importante nella vita è avere dei bambini”. (…) Penso anche però che ci sono cose in cui semplicemente non dovremmo immischiarci, come tentare di creare la vita in modo artificiale».
«DEVASTANTE CRUDELTÀ». «Se la fecondazione non fosse mai stata inventata – conclude – me ne sarei fatta una ragione e la mia vita, dopo un iniziale dolore, sarebbe andata avanti con mio marito. (…) Molte donne ottengono il miracolo di una gravidanza grazie all’inseminazione artificiale. Ma per altre, come me, resta solo la devastante crudeltà di una promessa non mantenuta».
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